Un nuovo modo
di vivere
la città di Jesi
Mura

Monumenti e luoghi d'interesse

Le Mura

Mura AnticheLa cinta fortificata, tra le meglio conservate dell'intera regione, racchiude il nucleo medievale della città, di compatta forma trapezoidale, per un perimetro di circa 1,5 km. Vennero erette nel XIV secolo sul tracciato delle più antiche mura romane, rappresentando il simbolo della libertà Comunale. Nel XV secolo vennero quasi totalmente ricostruite (fa eccezione la parte detta del "Montirozzo") ad opera dei famosi architetti militari Baccio Pontelli e Francesco di Giorgio Martini. Sono costituite da alti muraglioni cortinati con beccatelli, rinforzati da torrioni e aperte da sette porte (oggi ne restano aperte solo quattro). La conformazione delle mura varia in rapporto alla morfologia del terreno che presenta livelli di quota differenziati, dalla pianura (66 m slm.) alla collina (96 m slm.). Le mura della parte meridionale, racchiuse tra il Torrione Rotondo e il Torrione di Mezzogiorno (costruito nel 1454), erano fiancheggiate da un fossato, oggi interrato, e si p esentano "basse", caratterizzate da semplici cortine verticali con beccatelli e caditoie. Si fanno più alte e imponenti sul versante orientale, poste sui pendii, che hanno cortine rafforzate con scarpata per una maggior difesa contro le armi da fuoco. Sulla parte più alta, quella nord-occidentale, che si apriva sul prolungamento della città "nuova", la cosiddetta "Addizione di Terravecchia", sorgeva la Rocca Pontelliana, eretta su progetto di Baccio Pontelli, appunto, a partire dal 1487 e già demolita nel 1527, l'ultimo torrione (di fianco l'Arco del Magistrato) venne smantellato nel 1890.

 

Arco Clementino

Arco ClementinoL'Arco Clementino è un arco trionfale eretto nel 1734, su progetto dell'architetto Domenico Valeri, in onore di papa Clemente XII degli Orsini. Fu un gesto di omaggio verso il pontefice che si era reso benemerito per l'abolizione del dazio sul grano e la sistemazione della strada che collega Nocera Umbra con l'Adriatico e che venne chiamata, da allora, "Clementina" (l'attuale Statale 76). L'Arco Clementino costituisce il punto focale del lungo asse prospettico e fortemente scenografico del Corso settecentesco oggi intitolato a Giacomo Matteotti.










 

Palazzo della Signoria

Palazzo della Signoria Uno dei più imponenti palazzi pubblici delle Marche, fu costruito tra il 1486 e il 1498 dal celebre architetto senese Francesco di Giorgio Martini. La facciata, al cui centro è un altorilievo che raffigura lo stemma della città (un leone rampante coronato), il portale della "Salara" e gli altri rilievi furono disegnati dal Martini ed eseguiti da Michele di Giovanni da Milano e dal figlio Alvise. La torre angolare venne molto sopraelevata nel 1661 e sormontata da cupola (come si può vedere raffigurata in quadri e stampe del tempo), ma purtroppo rovinò già nel 1666, la mancanza di fondi per la riedificazione la fece rimanere nello stato odierno. Il cortile porticato interno, con tre ordini di logge, sebbene l'ultimo non sia mai stato completato, presenta quattordici archetti sorretti da pilastri in mattoni rossi a vista e capitelli scanalati che si alzano per l'intero tracciato del cortile. In posizione arretrata rispetto al centro, c'è un pozzo costruito in pietra da Giovanni di Gabriele da Como. Nel secondo ordine, colonne in pietra d'Istria con capitelli corinzi, sorreggono le volte a crociera del loggiato e sono state disegnate da Andrea Sansovino, chiamato a Jesi nel luglio del 1519. All'interno ospita la "Biblioteca comunale Planettiana", fondata nel 1859, grazie alla donazione fatta dal marchese Angelo Ghislieri della propria scelta libreria, prende il nome dal prezioso fondo librario ed archivistico donato dalla famiglia Pianetti al Comune nei primi del Novecento. Oggi con i suoi circa 110.000 volumi è una delle più importanti della Regione, vi si conservano pregevoli incunaboli e manoscritti, fra cui anche la lettera dell'imperatore Federico II agli jesini.

Orari di apertura:
Orario invernale: lunedì 15-19; martedì e mercoledì 9-13 / 15-19; giovedì e venerdì 9-18; sabato 9-13
Luglio: da lunedì a sabato 9-13
Agosto: da lunedì a venerdì 9-13; chiusa le prime 3 settimane di agosto
Domenica e festivi chiuso.

 

Piazza Federico II

È la storica piazza più importante della città. Tutta racchiusa da edifici nobiliari e dal Duomo. Sorge sul luogo del Foro romano, all'incrocio fra il Cardo e il Decumano massimi. Sono state ritrovate anche le fondamenta degli edifici che la cingevano, come quelle del Teatro, delle Terme e della Cisterna. Dopo le devastazioni barbariche vi sorse la prima cattedrale cristiana di Jesi, forse sulle fondamenta di un precedente tempio pagano. Il giorno di S. Stefano del 1194, sotto un grande padiglione appositamente eretto, nacque l'imperatore Federico II. Per ricordare san Floriano, in età comunale, tutte le genti e i cittadini dei Comuni sottomessi si riunivano ogni anno (il 4 maggio) in questa piazza per rendere omaggio alla città con i propri gonfaloni (detti Palli) e festeggiare il patrono. La festa si chiamò Palio di San Floriano. La conformazione odierna è quella assunta dal luogo durante il XVIII secolo. Chiude la piazza una caratteristica balaustra, realizzata nel 1758 dal bolognese Gaetano Stegani, architetto della Legazione di Urbino. La fontana-obelisco è opera di Raffaele Grilli e di Luigi Amici (artefice delle leonesse).

 

Teatro Pergolesi

Teatro PergolesiGià della Concordia, venne costruito nel 1790, in un'area occupata da piccole botteghe in Piazza della Repubblica, allora "della Morte", ceduta dal Comune alla Società della Concordia nel 1790. Fu inaugurato nel 1798, in piena occupazione francese, con due opere del Cimarosa, La Capricciosa corretta e Il Principe Spazzacamino, che vennero cantate dal soprano pesarese Anna Guidarini, madre di Gioacchino Rossini, in un teatro disertato dalla nobiltà jesina per paura di rappresaglie da parte dei giacobini. Nel 1883 il teatro cambiò nome, perdendo quello originale della Concordia e assumendo quello del musicista jesino Giovanni Battista Pergolesi; venne poi ceduto definitivamente dalla Società al Comune nel 1933.

 

Palazzo Pianetti

Palazzo Pianetti"In Terravecchia" fu costruito alla metà del Settecento ed è un capolavoro del rococò italiano. La lunghissima facciata è aperta da cento finestre, mentre sul lato posteriore vi è un bellissimo giardino all'italiana. All'interno è ospitata la pinacoteca, di grande rilievo sono alcune pitture di Lorenzo Lotto: Visitazione (1530), Annunciazione, Madonna col Bambino e santi, San Francesco che riceve le stimmate (1526), San Gabriele, Annunciata (1526) e il suo capolavoro, il Giudizio di Santa Lucia (1531). Vi sono custodite, inoltre, epigrafi funerarie, terrecotte robbiane, vasi da farmacia e ceramiche.

Sede della Pinacoteca Civica.

 

 

 

 

Palazzo Balleani

È un esempio di barocco locale, venne realizzato a partire dal 1720 su disegno dell'architetto romano Francesco Ferruzzi. Sull'elegante facciata, dagli spigoli arrotondati, è una caratteristica balconata rococò con ringhiera in ferro battuto sorretta da quattro possenti telamoni, realizzata nel 1723 dal ravennate Giovanni Toschini. L'interno colpisce per la ricchezza delle sale con i soffitti dai leggerissimi e raffinati stucchi dorati, eseguiti da diversi artisti, tra cui i decoratori Giuseppe Confidati, Antonio Conti, Marco d'Ancona, Orazio Mattioli e il pittore Giovanni Lanci.

 

Palazzo Ripanti

Palazzo RipantiSi estende per tutto il fronte meridionale di piazza Federico II e costituisce un complesso residenziale tra i più vasti della città. Il nucleo originale, risale al XV secolo e venne ampliato succesivamente fino a congiungersi con l'attuale facciata che prospetta sulla piazza. Con l'acquisto nel 1724 dell'adiacente edificio dell'Ospedale di S. Lucia da parte del conte Emilio Ripanti, il vecchio palazzo di famiglia venne saldato alla nuova proprietà. L'ex ospedale fu risistemato soltanto al suo interno, ricavandone un nuovo scalone, il teatro e le sale decorate da Domenico Valeri. Il palazzo venne ampiamente ristrutturato su progetto di Andrea Vici. Il prospetto sulla piazza, in stile tardo-barocco, è munito di ampio portale con balcone sorretto da colonne e presenta tre ordini di finestre con architravi ornati alternativamente da emblemi della conchiglia, del sole nascente e dell'aquila (quest'ultimi due compaiono anche nello stemma di famiglia). All'interno un androne introduce ad uno scalone monumentale decorato con statue dello scultore Giocchino Varlé giunto nelle Marche a seguito del Vanvitelli. La famiglia Ripanti, di antico e nobile blasone, ebbe famosi giureconsulti, scrittori e prelati. Si estinse nella seconda metà del XIX secolo e il palazzo passò allora alla Curia vescovile che lo ha adibito prima a Seminario diocesano e attualmente a sede del Museo diocesano.

 

Palazzo Ricci

Palazzo Ricci

Sorge sull'area della "Rocca pontelliana", con il prospetto posteriore che dà sulla Piazza della Repubblica e sul quale si eleva una facciata neoclassica, ricavata a seguito della demolizione del Torrione meridionale della Rocca. Fu voluto dal conte Vincenzo di Costantino Ricci che ne affidò l'esecuzione, nel 1544, a Guido di Giovanni da Bellinzona e Pierantonio di Baldassarre da Carena. I lavori vennero terminati nel 1547 dai costruttori jesini Guido di Giovanni e Giovanpietro di Beltrani. Il palazzo si caratterizza per la facciata a bugnato con pietre tagliate a forma di diamante, sull'esempio del prestigioso Palazzo dei Diamanti di Ferrara e del più vicino Palazzo Mozzi di Macerata, realizzato pochi anni prima, e al quale il Ricci si ispirò probabilmente per la sua residenza jesina. Completa l'edificio un porticato a sei arcate che alleggerisce la struttura.

 

Palazzo Colocci

Antica residenza gentilizia dei marchesi Colocci, presenta una facciata lineare in laterizio e portale bugnato che dà accesso ad un ampio e scenografico scalone, sorretto da colonne, forse su disegno del Vanvitelli. Così come appare oggi, il palazzo è la risultante di una serie di interventi realizzati nei secoli XVI e XVII. La trasformazione settecentesca ha occultato la fisionomia rinascimentale dell'edificio, ricostruibile soltanto da qualche fonte d'archivio. Il piano nobile conserva bei soffitti a padiglione, notevole quello del salone delle feste decorato da affreschi illusionistici. L'appartamento superiore conserva intatto tutto il mobilio e suppellettili dei secoli passati, tanto che, divenuto di proprietà comunale, il palazzo, fu trasformato in una casa-museo. Di antichissima origine, la famiglia Colocci discende dalla gens Actonia di stirpe longobarda, stanziatasi nella valle dell'Esino intorno all'anno Mille. Una delle figure di maggior spicco è quella di Angelo (1467-1549), colto umanista, raffinato uomo di poesia e di lettere, Vescovo di Nocera e Segretario Apostolico presso la Curia romana. Antonio Colocci (1820-1907) fu fervente patriota, prese parte alle vicende risorgimentali e con l'avvento dell'Unita d'Italia entrò in Parlamento come deputato e poi come senatore. Sposò nel 1853 Enrichetta Vespucci, ultima discendente della casata del famoso navigatore fiorentino, dalla quale ne ereditò anche il titolo di duca. Il figlio Adriano (1855-1941) è stato l'ultimo esponente di rilievo della famiglia, uomo inquieto, dal temperamento romantico, viaggiatore instancabile, mosso da mille interessi. È stato deputato al Parlamento nel 1892.

 

Palazzo Honorati-Carotti

Di origine rinascimentale, è stato ristrutturato e ampliato più volte a partire dal 1703, dopo l'acquisto, da parte di Bernardino Honorati (1692-1716) del palazzo del Marchese Silvestri. Verso la metà del secolo, Giuseppe Honorati (1692-1769) affidò i lavori di sistemazione all'architetto romano Virginio Bracci, supervisore per la Sacra Congregazione di San Luca. Il palazzo venne completato alla fine del '700. Il palazzo presenta una facciata neoclassica con mattoni a vista. Dal cortile interno si innalza uno splendido scalone d'onore, sorretto da pilastri e colonne finemente scanalate, che conduce alle ampie sale superiori dalle ricche decorazioni ora barocche, come la preziosa Galleria d'ingresso, ora rococò, nelle Gallerie del primo e secondo piano che danno sulle mura e nella saletta ovale, e infine decorate con pitture neoclassiche attribuibili al fabrianese Luigi Lanci, come la sala delle feste. Nel palazzo era conservata una pregevole collezione di dipinti e una ricca biblioteca di famiglia, avviata sotto Giuseppe Honorati e giunta al massimo del prestigio alla fine del Settecento con il vescovo Bernardino. Oggi il palazzo, di proprietà Comunale, è sede della Pretura.

 

Per maggiori informazioni

Comune di Jesi - Ufficio Turismo
Sede: Piazza della Repubblica - Jesi
Telefono: +39 0731.538420
Fax: +39 0731.538512
Email: turismo@comune.jesi.an.it

Orario di apertura:
dal lunedì al sabato: 10.00-13.00 - 15.00-18.00
dal 6 dicembre al 6 gennaio sempre aperto dalle 10.00-13.00 - 15.00-18.00
chiuso il 25 dicembre e il 1 gennaio


Top